Non ho scritto prima questo articolo perché ero molto incazzata. Sì, ho scritto “incazzata”. Troppo incazzata per sedermi alla scrivania e scrivere di un argomento così delicato con la giusta serenità.

Ho voluto far sbollire un po’ la rabbia, “contare fino a 10”, come si dice quando si vuole stare zitti per evitare di dire solo cattiverie di cui, forse, dopo ci si potrebbe pentire. La rabbia ora è sbollita, le cattiverie mi sono passate di mente ma non ho voglia di essere accomodante. Non oggi. Non su questo argomento.

Ma è possibile che il peso di una persona sia motivo di discussione, di intere puntate di talk show, di servizi nei tg? Oggi, nel 2020? E per “peso” intendo non il suo peso metaforico nella società, il suo ruolo. Parlo proprio di chilogrammi!

Una bellissima e coraggiosa donna dello spettacolo, dopo anni di bodyshaming virtuale (ma, nei fatti, estremamente concreto e reale), di critiche più o meno velate, di battutine più o meno esplicite riguardo al suo aspetto fisico, decide di posare nuda su una copertina di una famosissima rivista per affermare un fatto semplicissimo che forse, espresso a parole, non avrebbe avuto la stessa forza: “Questa sono io, senza filtri, senza trucchi. E sono bellissima”.

Perché mi sono incazzata? Perché Vanessa Incontrada è solo la punta dell’iceberg. Quante Vanesse ci sono nel mondo, quante di loro devono subire quotidianamente gli schiaffi, le risate, gli episodi di bullismo in ambienti meno dorati di quello dello spettacolo? E senza la possibilità, il privilegio che ha lei di trovare il conforto, le carezze dei suoi fans e delle persone che la incoraggiano pubblicamente?

Ma chi è a decidere se sono troppo grassa per essere bella? Chi è a decidere se sono giusta o sbagliata?

I modelli che ci vengono proposti li abbiamo tutti sotto agli occhi: fisici scolpiti, curve modellate in modo più o meno naturale, anzi, il più delle volte con l’aiuto di filtri fotografici e photoshop. Modelli finti, plastificati, ma che vengono spacciati per naturali e quindi da imitare, da raggiungere.

E i modelli in questione sono soprattutto femminili. Cosa deve fare una donna per sentirsi bene, per non sentire addosso gli occhi e le parole di una società che la critica, che la deride ed emargina perché non è “perfetta”. Ma cosa deve fare una persona per farsi accettare dalla società? Quanti kg deve perdere per trovare nei negozi un abito della sua misura senza sentirsi diversa? Esiste una tabella in cui è scritto qual è il peso corporeo accettabile e quello oltre il quale si inizia ad essere dei fenomeni da baraccone che si può prendere in giro?

Chi non lo ha provato non conosce il dolore che si prova a sentirsi chiamare con certi nomignoli, a sentire usati su di sé alcuni aggettivi. E per cosa? Per dei rotoli di ciccia. A volte causati da disturbi alimentari o da vere e proprie malattie, quindi da fattori su cui non si ha modo di incidere con la volontà.

Ma alla società non interessa, i modelli non ammettono scuse.

Siamo la canzone dentro la melodia, piena di bellissimi errori

Mi viene in mente una bellissima canzone di qualche anno fa, “Beautiful” di Christina Aguilera. Una canzone che inizia con questa frase: “Non guardarmi”.

La società di oggi costringe le persone ad avere paura di un semplice sguardo. Da uno sguardo che dice tanto e che spesso è seguito da parole e tante volte, purtroppo, anche da episodi di violenza e bullismo. La canzone è un inno alla vita, è un invito a guardare le nostre diversità non come difetti ed errori, ma come caratteristiche uniche, che ci rendono speciali.

In questo articolo non voglio perdere tempo con argomentazioni che arrivino a conclusioni tipo “grasso è bello” e cose del genere. “Grasso è bello” è una frase sbagliata tanto quanto “Magro è bello”. Il punto non è questo. Il punto che va chiarito è che io devo essere libera di vivere il mio corpo come voglio, di decorarlo dei kg che voglio. E se i kg di troppo sono causati da altri fattori, più o meno transitori, come una gravidanza o dei problemi di salute, non devo sentirmi in colpa ed essere costretto camminare con gli occhi bassi. Non è accettabile una società che mi imponga la sua bilancia; a questa società dico di andare a fare in culo. E non voglio farlo con rabbia, voglio farlo con un sorriso. Con il sorriso di chi ha dentro di sé la sicurezza , la tranquillità di sentirsi a proprio agio con il proprio corpo “imperfetto”. “Sono bellissima, non importa quello che dicono gli altri”.

Può sembrare un obiettivo difficile da raggiungere, non è facile essere impermeabile e farsi scivolare addosso gli insulti, le frecciatine e accettare il tuo corpo. Ma se è difficile, non è impossibile. Se non possiamo cambiare subito la società, possiamo nel frattempo cambiare il nostro modo di relazionarci ad essa. Siamo più forti di quello che crediamo. Dobbiamo solo essere in pace con noi stessi.

Lo so, è un argomento enorme, così vasto che non basta certamente un articolo per sviscerarlo tutto. Non basterebbe un libro. Forse non basterebbero dieci! In questo articolo ho voluto solamente dirvi una cosa molto semplice: la perfezione non esiste, siamo noi ad essere perfetti con tutti i nostri “difetti”. Scriverò sicuramente altri articoli sull’argomento, magari soffermandomi più nello specifico su alcuni concetti, ma se nel frattempo ti sei rivisto in quello che ho scritto, se nelle mie parole hai letto un po’ della tua vita e se credi che io possa aiutarti, contattami pure e parliamone.

Se mi riterrai la persona adatta potremo iniziare insieme un percorso al termine del quale smetterai di considerarti sbagliato ed inizierai a considerarti per come sei realmente: speciale.

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