Ieri pomeriggio sono andata a fare una bella passeggiata; la mattinata è stata piena di impegni, mi ha dato molte soddisfazioni ma causato anche un po’ di stanchezza: avevo proprio voglia di staccare la spina e dedicarmi un po’ a me stessa! Una camminata di solito mi rimette in sesto, e ieri ho deciso di farne una fino alle vetrine del centro per farmi tentare da qualche accessorio alla moda! Ogni tanto ce lo possiamo concedere, no?

Mentre guardavo qualche borsa, la mia attenzione è stata attirata dalla risata di una bambina. Una risata davvero contagiosa!

Mi sono girata incuriosita e ho visto questa bimba bionda, avrà avuto 4-5 anni, che giocava con una ragazza giovane, aggrappandosi alle sue gambe e spingendola tra le risate di entrambe.

Le ho seguite con lo sguardo mentre si allontanavano e non ho potuto fare a meno di pensare che ai bambini interessa davvero poco l’aspetto fisico di chi hanno di fronte. Certo, lo notano, ne evidenziano le particolarità ma non sono mai cattivi. Ti chiedono perché sei fatto in quel modo, come mai la tua pelle ha quel colore, perché i tuoi occhi sono così grandi, come hai fatto ad avere quella pancia. 

La bimba stava giocando con le gambe della ragazza, che aveva una fisicità molto morbida; aveva sicuramente notato questa sua particolarità, ma non c’era cattiveria, non c’era disprezzo o derisione nei suoi atteggiamenti. I suoi gesti sembravano dire: “Il tuo corpo è così morbido, mi dà sicurezza, certezze, amore! Sei così morbida e mi piace davvero tanto giocare con te!”.

La bimba, senza saperlo, stava affermando uno dei principi, anzi IL principio del “Body Positivism”.

La perfezione esiste. Si chiamano “imperfezioni”.

Il Body Positivism è nato qualche anno fa, quando un gruppo di donne ha deciso che era arrivato il momento di alzare la testa ed affermare un concetto molto semplice, che in un mondo “normale” sarebbe superfluo affermare: siamo tutti belli allo stesso modo.

 

I modelli plastificati, finti e ritoccati da photoshop che la società ci impone hanno generato una netta distinzione tra ciò che è esteticamente concesso e ciò che non lo è. Ma concesso da chi, poi?

Un po’ di pancetta, un naso a patata e altri “difetti” fisici, anzi, meglio chiamarli “unicità”, sono visti come qualcosa da evitare, di cui vergognarsi. E da deridere, come accade con il triste fenomeno del “Body Shaming”.

 

Il Body Positivism dice questo: siamo belli! Un messaggio positivo che non riguarda solo le donne.

Mi viene in mente una vera e propria icona dei nostri tempi: Michael Jackson. Le sue insicurezze fisiche, nonostante fosse una popstar acclamata in tutto il mondo, lo hanno costretto a numerosi  interventi chirurgici, ad una ossessiva ricerca della perfezione attraverso il bisturi.

 

Ogni corpo merita rispetto, ogni corpo merita amore a prescindere da come è fatto e le differenze sono un valore, così come la diversità è un dono da apprezzare.

 

“Ma cosa ha di sbagliato la mia pancia? E perché devo sentirmi in imbarazzo se non ho i muscoli di quei modelli in tv? Sono basso, e allora?”

 

Quante volte abbiamo sentito frasi come: “Che bella ragazza sarebbe, se fosse un po’ più magra”. Sono solo sciocchezze. Mi viene in mente una bellissima storia che forse fa al caso nostro…

 

Una anziana donna cinese aveva due grossi vasi che teneva appesi alle estremità di un lungo bastone che portava bilanciandolo sul collo.

Uno dei due vasi era perfetto, mentre l’altro aveva una crepa. Per questo motivo, al termine del tragitto dalla fonte di acqua fino a casa, il vaso intero arrivava sempre pieno, mentre quello con la crepa arrivava sempre mezzo vuoto.

La donna compì questo viaggio per anni, e per anni riportò a casa sempre un vaso e mezzo di acqua, mai due…

 

Il vaso intero era orgoglioso, fiero di se stesso e della sua perfezione, mentre il vaso crepato era triste, pieno di vergogna per le sue imperfezioni. Imperfezioni estetiche, ma anche pratiche visto che non gli permettevano di svolgere il suo compito per bene.

 

Alla fine trovò il coraggio di confidarsi con la donna e le espresse la sua vergogna: “Sono sbagliato, non vado bene per te: la mia crepa ti fa portare a casa solo metà dell’acqua che prendi”.

La donna lo guardò e sorrise: “Fai caso a questo: sul tuo lato della strada ci sono sempre dei fiori, mentre non ce ne sono sull’altro. Lo sai perché? Perché solo dal lato dove so che tu hai una crepa e lasci filtrare l’acqua ho piantato semi di fiori. Così ogni giorno, tornando a casa, tu innaffi i fiori.

 

È grazie a te se per anni ho potuto raccogliere i fiori che danno gioia e colore alla mia casa. E che profumo! Senza le tue “imperfezioni”, la mia casa non sarebbe mai stata così allegra e profumata!”

Guardiamoci allo specchio e pensiamo che da quelle crepe, dalle nostre “unicità”, ogni giorno filtra dell’acqua che innaffia qualche seme. Se hai voglia di guardarti con occhi nuovi, scrivimi: sono qui per guardarmi allo specchio insieme a te!

 

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