Ieri è stata una giornata un po’ pesante. Non mi è capitato nulla di particolare ma, a volte, questo dover stare in casa si fa sentire in modo prepotente. Ho individuato questo sentire, l’ho accolto ed espresso senza soffocarlo. Certo, è per il nostro bene e per quello degli altri, ma spesso le cose giuste non sono mai piacevoli.

E allora, cosa fare per distrarci un po’?

Possiamo leggere un bel libro, ascoltare un disco, cucinare… Io ho deciso di guardarmi un bel film! Ho scelto “Così parlò Bellavista” di Luciano De Crescenzo. Ed è proprio da una scena di questo film che è nato lo spunto per queste riflessioni che ho voglia di condividere con voi.

Il professor Bellavista dice di stare tranquilli quando incontriamo persone con i dubbi, perché sono brave persone. E di stare attenti quando abbiamo a che fare con persone dalle certezze incrollabili.

Partiamo da questo concetto e pensiamoci un attimo. Quante volte siamo convinti di una cosa, così convinti da non ascoltare niente e nessuno? Andiamo dritti per la nostra strada, con il paraocchi; non riusciamo nemmeno a vedere i segnali che ci invitano a moderare la velocità, a prestare attenzione ai pericoli e, senza nemmeno accorgercene, andiamo a sbattere contro le delusioni, le incomprensioni.

Ecco, è in quel momento in cui ci sentiamo sicuri, estremamente sicuri di una cosa che forse dovremmo metterla in discussione. 

E se la nostra sicurezza ci impedisse di vedere un altro aspetto della situazione? Se la nostra prospettiva non fosse l’unica? 

CAPITANO, MIO CAPITANO!

La prospettiva. Restiamo ancora al cinema, con un film che abbiamo visto tutti: L’Attimo Fuggente.

Robin Williams invitava i suoi studenti a salire sulla cattedra e a guardare la loro aula. Un ambiente che gli studenti conoscevano benissimo, poiché ci trascorrevano ore ogni giorno! Salendo in piedi sulla cattedra hanno visto quell’aula così familiare da un’altra prospettiva. La lavagna, le porte, le sedie… tutto era al solito posto, ma apparivano in modo diverso perché venivano guardate da un’altezza diversa. 

Possiamo farlo anche noi. Saliamo su una sedia, con attenzione, mi raccomando! Saliamo e proviamo a descrivere cosa abbiamo intorno a noi. È casa nostra, la conosciamo in ogni piccolo recesso, in ogni angolo… ma in piedi su quella sedia tutto ci sembrerà diverso dal solito.

Da questo piccolo esperimento possiamo imparare una grande lezione: le verità assolute non esistono. Le verità che crediamo di possedere sono in realtà verità soggettive, solo nostre, che nascono da convinzioni, ideali, e sono il frutto delle nostre esperienze. Se un bimbo tocca una pentola che è stata sul fuoco e, a fuoco spento, avvicina la mano… sarà portato a credere che le pentole bruciano anche in assenza del fuoco. È una verità soggettiva, ovviamente falsa. Ma per lui sarà legge, finché non gli verrà spiegato come stanno realmente le cose.

Facciamo un altro esempio e, stavolta, sono stata io a cadere vittima delle mie convinzioni. Nessuno è perfetto!

Ero in libreria e sono stata colpita da un libro da una copertina rossa molto bella. L’ho preso in mano, ho girato il volume convinta che anche il retro sarebbe stato rosso e invece… il retro era tutto blu! La mia mente era certa di trovare una copertina tutta rossa. Non avevo dubbi e invece… Il mondo è fatto di miliardi di persone con copertine rosse e blu, dobbiamo solo avere l’apertura mentale per non restare intrappolati in uno schema.

AGGIORNAMENTI DISPONIBILI PER IL DOWNLOAD

Nella programmazione neurolinguistica si afferma che “la mappa non è il territorio”. La mappa cos’è? È semplicemente uno schema. Non è il territorio, lo rappresenta e basta. Nella nostra mente la mappa potrebbe essere uno schema mentale creato da noi, un edificio costruito con materiali personali, con un progetto personale. E in base a questo progetto, a queste mappe, osserviamo il mondo, lo codifichiamo e gli diamo un senso. Creiamo le nostre certezze, le nostre convinzioni.

Le mappe vanno aggiornate, però. Se guardiamo le carte geografiche del passato ci viene da sorridere… non sono precise come quelle moderne, ma neanche lontanamente! Eppure all’epoca erano “legge”. Erano certezze. Nei secoli, con il confronto, con l’esperienza, con l’apertura mentale sono state aggiornate.

Dobbiamo farlo anche con il navigatore della nostra auto, quando dobbiamo scaricare gli aggiornamenti. Altrimenti rischiamo di finire in una strada senza uscita oppure in un cantiere stradale! 

Facciamolo anche dentro di noi, con le nostre mappe mentali. Aggiorniamole, scarichiamo gli aggiornamenti.

Nel lavoro, nelle relazioni personali e affettive spesso si creano incomprensioni e a volte finisce male proprio per questo motivo. Non si cerca di vedere, di immaginare il punto di vista del nostro interlocutore, del nostro partner, del nostro collega. 

In questo posso aiutarti. Possiamo parlare e capire se le tue mappe, i tuoi schemi sono rigidi o flessibili, se sei aperto o se hai bisogno di un aiuto per spalancare la porta. Contattami e scopriamolo insieme!

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