La vita non è solo ciò che percepiamo, è molto di più.

Il punto di vista da cui guardiamo gli eventi è molto importante perché dà significato a ciò che ci accade, ma è bene ricordare che non è l’unico. Quando dimentichiamo che ci sono mille altri modi di interpretare le stesse situazioni, anziché il nostro punto di vista, facciamo prevalere quello che a tutti gli effetti potremmo definire, scherzosamente, un punto di svista. Una prospettiva errata o quantomeno parziale che influenza la nostra percezione limitandola e rendendoci impossibile valutare le conseguenze dei nostri comportamenti.

Nel mondo dei disturbi alimentari ci sono due grandi categorie di persone; so che sto generalizzando ma concedimi il tempo di spiegarti cosa intendo, poi torneremo ad essere tutti unici e speciali come credo che siamo.

Da una parte ci sono le persone che si tengono tutto dentro e dall’altra quelle che danno voce ad ogni minimo pensiero che attraversa la loro mente.

Per le prime è un sogno irraggiungibile quello di riuscire ad esprimere loro stesse senza il timore di essere giudicate o di dire la cosa sbagliata. Per le seconde è il contrario, sarebbero felici, ogni tanto, di riuscire a tenere qualche riflessione solo per sé.

In un caso e nell’altro c’è margine di miglioramento è vero, ma ci sono anche valore, espressione di sé e autenticità.

Considerare solo gli aspetti limitanti di un comportamento non è onesto; tutti noi siamo luce e ombra, pregi e difetti. Dobbiamo imparare a illuminare l’oscurità certo, ma anche a godere del nostro splendore.

Chi si tiene tutto dentro deve per forza trovare una valvola di sfogo e spesso, quando si parla di alimentazione, trova nel cibo un elemento di consolazione molto efficace… sul breve. Dico sul breve perché mangiare non risolve alcun problema, se non la fame quando il corpo ha bisogno di essere nutrito. Ci sono molti tipi di fame è vero, ma non è questo l’articolo in cui ne parlerò; il punto è che i problemi vanno risolti, non messi a tacere, altrimenti quando si ripresenteranno urleranno ancora più forte. E dove finirà quell’ulteriore frustrazione? Su altro cibo che alimenterà il problema.

Le persone che parlano troppo, a volte persino a sproposito, faticano a gestire le proprie emozioni in senso opposto; non riescono a trattenerle e affrontano le proprie difficoltà relazionali non lasciando nulla all’immaginazione. Ma anche questo disagio si ripercuote poi sul rapporto con il cibo.

C’è chi affronta la paura ritraendosi nel proprio guscio e chi invece preferisce riempire il silenzio di parole. Parlare senza sosta però non equivale ad aprirsi. 

Vivere nel timore costante di prendere la decisione sbagliata – dire o non dire, fare o non fare, essere o non essere – prosciugherebbe le energie di chiunque. L’equilibrio è la soluzione, l’ascolto di sé il mezzo per arrivarci.

Quella vocina che a volte dice “Taci, tu parli sempre a sproposito!”, e a volte dice il contrario – “Su, forza, dì qualcosa, fai vedere che ci sei e sei all’altezza della situazione” –, non deve essere la nostra guida. Lei ha il diritto di esistere perché è una parte di te, ma tu hai il diritto di ignorarla quando manda messaggi che non ti fanno bene.

Smettila di guardare solo i tuoi difetti e inizia a valorizzare la bellezza che c’è nei tuoi comportamenti; sii onesto con te stesso e avrai già fatto un lungo passo nella direzione di quell’equilibrio che porta la serenità.

Nessuno può sapere cosa senti, tantomeno tu se continui a seppellire le emozioni sotto tonnellate di cibo.

Un piccolo passo alla volta, impara a esprimerti nel rispetto di te stesso e degli altri, senza mai confondere l’assertività con la prepotenza o l’egocentrismo.

Se senti la mancanza di qualcuno chiamalo.
Se desideri qualcosa chiedila.
Se hai dei dubbi fai delle domande.
Se vuoi essere compreso cerca un modo efficace per spiegarti.
Se provi dei sentimenti per qualcuno sii onesto con lui e con te stesso.

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