Costruire o distruggere.
Queste sono le due alternative che hai a disposizione quando scegli quale domanda porti.

Hai preferenze?
Creiamo insieme un paio di ipotetici scenari futuri e poi decidi tu quale tipo di domande vuoi nella tua testa e quali invece è meglio che lasci andare.

Scenario N. 1 (negativo) – Ogni piccola cosa della vita, che vada bene oppure no, è fonte di stress, delusione, rabbia e dolore. Questo accade perché il tipo di domande che ti poni ti impedisce di accedere alle tue numerose risorse eliminandole di netto dalle opzioni a tua disposizione.

Scenario N. 2 (positivo) – Ogni momento della vita, che sia piacevole o spiacevole, ti permette di progredire nel tuo percorso personale e professionale facendoti crescere e di conseguenza acquisire maggiore competenza e sicurezza. Ne consegue un migliore equilibrio emotivo, la capacità di esprimere al meglio te stesso, i tuoi desideri e le tue emozioni, e la possibilità di affermarti come individuo. In questo caso le domande sono la guida che ti accompagna lungo la via della ricerca del benessere.

Ho indugiato un po’ di più sullo scenario positivo non perché ti voglia influenzare – anche se mi piacerebbe che leggendo questo articolo tu smettessi di farti domande improduttive e imparassi a fartene di migliori –, ma perché credo, purtroppo, che lo scenario negativo tu lo conosca fin troppo bene.

Lo so perché c’è stato un periodo in cui anch’io mi ponevo solo domande distruttive e mi sembrava tutto un disastro, o meglio, la mia percezione di me e della mia vita era un disastro.

Credo che sia capitato a chiunque di vivere un momento di abbattimento e di non aiutarsi con domande di qualità, anzi, di rincarare la dose di dolore affondando il coltello nella piaga. Il punto è: quanto dura questo momento? Cinque minuti, un giorno o diverse settimane? È normale e a volte fa bene concedersi di toccare il fondo per darsi la spinta per risalire, ma ricordati che quando sei sul fondo non respiri; puoi trattenere il fiato per un tempo piuttosto breve e poi devi tornare a galla, altrimenti ti spegni.

Se stai vivendo una situazione di questo tipo, da quanto tempo ci sei dentro e quando pensi di uscirne? Cosa farai per uscirne?
Se la prima risposta che ti è venuta in mente è che non dipende da te, smetti di leggere e vai subito a riprendere il tuo potere personale ovunque tu lo abbia lasciato.

Tutto dipende da te, quantomeno nella tua vita emotiva.
Non puoi scegliere ogni evento che ti capita o che coinvolge le persone che ami, ma spesso puoi influenzarlo e comunque puoi decidere come vivere ogni giorno della tua vita a prescindere dalle situazioni.

Come?
Con le domande. 

Le domande hanno davvero il potere di creare o distruggere; indirizzano la tua attenzione sulla creazione o la distruzione degli eventi della tua vita, sulla creazione o la distruzione della tua autostima, sulla creazione o la distruzione del tuo futuro. Nei momenti di difficoltà, se non hai mai fatto nulla di diverso, è normale che ti venga spontaneo porti domande improduttive.

Ti sei mai chiesto:

  • Perché proprio a me?
  • Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?
  • Cosa c’è di sbagliato in me?
  • Perché nessuno mi ama?

Che tipo di risposte potranno mai venirti in mente se ti poni domande di questo genere?
Il cervello è programmato per rispondere alle richieste nel modo più preciso che può, ma senza esercitare alcuna attività critica. Non mette in dubbio la qualità della domanda, trova una risposta, che abbia senso oppure no.

Ti faccio qualche esempio.

  • Perché proprio a me?

Perché non ti comporti mai in modo appropriato!

  • Cosa ho fatto di male per meritarmi questo?

Hai risposto in modo sgarbato a tua madre!

  • Cosa c’è di sbagliato in me?

Non sei mai all’altezza della situazione!

  • Perché nessuno mi ama?

Perché non sei amabile!

Queste sono le risposte che il cervello ti propone; sebbene non siano veritiere, sembrano le più adatte a soddisfare la domanda posta e quindi, ancora una volta senza esercitare alcuna attività critica, lui le considera valide. Non perché lo siano, ma perché non ne trova altre. A una mente razionale appare subito ovvio che non siano sensate e non abbiano alcuna utilità, ma d’altra parte il cervello è anche molto sottile nella sua intelligenza; percependo che l’intento non è tanto migliorare una situazione dolorosa quanto crogiolarcisi, segue le istruzioni implicite che riceve. Da chi? Da te!

Ecco quindi che cambiare intento e tipologia di domande può ribaltare il senso di una conversazione con noi stessi, l’umore di una giornata e la produttività delle nostre azioni. Per non parlare dell’effetto positivo che ha sul rapporto con le altre persone. Essere in pace con noi stessi e capaci di dare il meglio, influisce molto sulle relazioni che abbiamo con il mondo esterno.

Come possiamo trasformare le domande distruttive che abbiamo visto poco fa, in domande costruttive che diano un contributo al nostro benessere, anziché affossarlo?

Beh, già questa è una domanda potenziante non trovi?

Parte da una situazione di disagio (le domande improduttive) per cercare una strada che possa capovolgere la situazione (attraverso, appunto, domande più efficaci). A volte la risposta è semplice e a volte no, a volte arriva in un attimo e a volte si fa attendere, ma il punto di partenza da cui non puoi prescindere è la qualità dei quesiti che ti poni.

Vediamo con quali domande potenzianti possiamo sostituire quelle che ci portano solo risposte distruttive.

  • Come posso migliorare la situazione?
  • Cosa posso imparare da questo errore?
  • In che modo mi sarà utile la sensazione che sto provando ora?
  • Chi può aiutarmi a superare questo momento di difficoltà?

Non serve essere un esperto di comunicazione per rendersi conto, istintivamente, che queste domande portano a conclusioni più produttive rispetto alle altre. Certo non cambiano in un attimo la situazione che stiamo vivendo, ma il modo in cui la percepiamo e reagiamo assolutamente sì!

Rispondiamo a queste domande come abbiamo fatto con le altre e vediamo che genere di informazioni arrivano subito alla nostra mente.

  • Come posso migliorare la situazione?

Creando un dialogo più efficace (con me stesso e/o un altro) che mi permetta di esprimere i miei pensieri senza essere giudicante.

  • Cosa posso imparare da questo errore?

Che la prossima volta dovrò prestare maggiore attenzione.

  • In che modo mi sarà utile la sensazione che sto provando ora?

Per individuare, in futuro, le scelte migliori da fare.

  • Chi può aiutarmi a superare questo momento di difficoltà?

Un amico o un familiare di cui mi fidi.

È evidente che se da un lato impiego le mie risorse per biasimare me stesso e piangermi addosso, dall’altro le utilizzo per uscire dalla difficoltà e rendere costruttivo anche un momento impegnativo. Ci sono persone che sono addirittura in grado di rovinare i bei momenti con le loro domande distruttive.Immagina un ragazzino che conquista un secondo posto durante una competizione sportiva e arrivando a casa, dopo aver mostrato con orgoglio la propria medaglia, si sente chiedere: “Perché non sei arrivato primo?”

Assurdo eh?
Assurdo e distruttivo.

So che tu non lo diresti mai… a un altro; però scommetto che a te stesso qualcosa del genere lo dici spesso. Magari non si tratta di gare, di sport o di voti, ma c’è sempre qualcosa che hai sbagliato e non manchi mai di fartelo notare.

Sii amorevole nei tuoi confronti.

Rivolgi a te stesso domande che ti rendano migliore, che ti spronino a dare il meglio di te, che ti ricordino che siamo tutti imperfetti ma perfettibili.

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