Quando vai in un negozio di abbigliamento e vedi qualcosa che ti piace i passaggi sono più o meno questi: guardi il capo sul manichino o sull’appendiabiti, immagini come ti starà una volta indossato, lo provi per vedere se corrisponde alle tue aspettative e poi guardi il prezzo per controllare che rientri nel budget.

A volte parti dal budget è vero, ma non importa! 😉

Il punto è che l’identità è come un vestito da indossare: è qualcosa che ti appartiene e ti caratterizza. Valorizza la tua personalità (o la limita) e ti rappresenta nel mondo. 

Gli abiti li cambi con regolarità mentre l’identità ti appartiene nel profondo ed è più stabile, ma quello che non cambi è lo stile. Ognuno di noi, consapevole o meno, sceglie sempre un certo tipo di abbigliamento perché si sente più comodo in quei panni che in panni differenti, letteralmente.

Puoi cambiare colore, modello e abbinamento, ma chi ha occhio riconoscerà sempre il comune denominatore del tuo stile.

Quando arrivi alla cassa è il momento di pagare il conto: qualunque sia la scelta che hai fatto c’è un’etichetta che la contraddistingue. Su alcune c’è solo una cifra ed è quella che corrisponde al prezzo pieno, su altre ce ne sono due: il prezzo ufficiale e quello scontato. 

Inutile dire che quando ce ne sono due siamo più felici!

E cosa c’entra tutto questo con l’identità?

Beh, semplice. Le etichette che a volte qualcuno ci mette addosso, proprio come quelle degli abiti che indossiamo, comportano sempre un prezzo da pagare.

Ci sono quelle negative, che corrispondono al prezzo di listino e presentano un conto più salato, e quelle positive, che pur avendo un costo ci fanno sentire più leggeri, soddisfatti e felici.

Il negoziante – la vita – è molto generoso: ti lascia scegliere l’etichetta da abbinare ai vestiti che scegli. Lui ne attacca una a caso e poi ti permette, se vuoi, di fare uno scambio. Il suo obiettivo è che tutti possano permettersi gli abiti che preferiscono, quelli che li valorizzano, quindi non ne fa una questione di prezzo ma di scelta.

Quando decidi di tenere il prezzo di listino perché nessuno ti ha detto che puoi fare lo scambio, non hai capito come funziona o non ti azzardi a farlo, devi sapere che pagherai una cifra più alta.

E quando le etichette sono fatte di parole devi stare molto attento.

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Io sono pigro.
Io sono incostante.
Io sono un procrastinatore.
Io sono sovrappeso.
Io sono incapace.

Quando si viene etichettati in maniera negativa, le etichette le paghi a prezzo pieno ogni volta che le scegli. Ed è un prezzo molto salato.

Non pensare neanche per un attimo di non essere tu a sceglierle.

È vero che a volte è qualcun altro che te le appiccica addosso: un familiare, un amico, un conoscente o anche solo un passante che fa un commento fuori luogo; ma se tu non te la stacchi subito di dosso sei altrettanto responsabile. Il portafoglio emotivo è il tuo, e se vuoi svuotarlo ogni volta che ti guardi allo specchio puoi farlo, ma devi essere consapevole che poi non ti rimarranno risorse per fare le cose belle della vita: amarti ad esempio.

Quando senti che un messaggio è negativo, staccalo subito dalla tua identità sostituendo il verbo essere con un’alternativa migliore e più corretta.

Dire “Io sono pigro”, equivale ad associare al tuo essere, alla tua essenza e quindi alla tua identità, la caratteristica della pigrizia. Sarebbe sbagliato.

Sono certa che in mille occasioni hai dimostrato a te stesso e al mondo che sei pieno di energia e iniziativa. Pensa a tutte le volte in cui hai raggiunto un obiettivo o preso un impegno non necessario. In quelle occasioni hai usato la tua energia in modo efficace quindi non sei pigro; a volte ti comporti in modo pigro, ma sei sempre tu a decidere come agire, mai la tua etichetta.

Fai un elenco di tutte le etichette che ti senti addosso e circoscrivile a quei momenti in cui ti sei comportato in modo disfunzionale, ricordando a te stesso tutte le situazioni in cui invece hai scelto e attuato un comportamento efficace per il tuo benessere.

E gli sconti che fine hanno fatto? Come si inseriscono in questo contesto?

Semplice, sono le etichette positive, quelle che ci alleggeriscono e ci danno maggiore soddisfazione.

Comportano anche loro un prezzo da pagare, ma se le etichette negative hanno un costo che si traduce in malessere, dolore, insoddisfazione, mancanza di risultati, fatica e molto altro, le etichette positive ci fanno pagare solo il prezzo della coerenza, quello che serve per diventare le persone che vogliamo essere. 

Un po’ per volta l’entità dello sconto diventerà sempre più grande fino a coprire quasi del tutto la cifra del prezzo di listino.

Cosa significa?

Che se prima ti dicevi “Io sono pigro”, ora puoi dire “A volte mi comporto in modo pigro”. Tra qualche tempo non parlerai più di pigrizia perché ti sentirai energico e inizierai a dire “Io sono pieno di energia!” Ed ecco che sull’etichetta inizierà ad apparire la seconda cifra, lo sconto.

L’entità dello sconto crescerà man mano che si rafforza la tua identità da persona energica, e un giorno scoprirai che l’unico prezzo da pagare sarà quello della coerenza con te stesso. Una cifra simbolica e più che accettabile per vivere la vita che hai scelto.

Se sei una persona onesta e trovi un portafoglio, lo restituisci anche se dentro ci sono mille euro. Ti piacerebbe tenerli e spenderli per qualcosa di bello, ma sai che secondo i tuoi valori la cosa giusta da fare è un’altra e ti comporti di conseguenza.

Se proprio devi indossare un’etichetta, scegline una che abbia uno sconto enorme!

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