CHI DECIDE I TUOI PREGI O DIFETTI? CHI DECIDE CHE SEI OK?

Chi l’ha detto che i difetti che abbiamo sono veramente difetti? Chi decide se una caratteristica che abbiamo va o non va bene? E poi, va bene rispetto a cosa?

Da piccola mia nonna mi legava la mano sinistra e mi costringeva a scrivere e a mangiare con la mano destra. I risultati erano scarsi perché la natura di una persona, per quanto repressa, alla fine emerge sempre ed io ero e sono rimasta mancina, nonostante quelle forzature. Mia nonna, forse per credenze popolari, riteneva che essere mancini fosse un vizio e, con le migliori intenzioni, tentava ostinatamente di correggerlo.

A distanza di anni, in qualità di professionista nel campo della consulenza aziendale, ho ritrovato spesso un atteggiamento analogo da parte di titolari d’azienda, che tentavano di snaturare i propri collaboratori, invece di cavalcare le loro peculiarità e renderle risorse preziose per il contesto lavorativo. Sono proprio queste esperienze professionali che mi hanno riportato alla memoria l’ostinazione di mia nonna e, con le competenze che ho oggi, sono riuscita a comprendere cosa la spingeva ad agire in quel modo allora. 

VERO O FALSO, GIUSTO O SBAGLIATO?

Una convinzione non è altro che una sensazione di certezza rispetto a un’idea. 

Ognuno di noi ha le proprie credenze … a dire il vero “proprie” si fa per dire perché a ben guardare, le scienze umane ci svelano che queste convinzioni si sviluppano a partire da idee o opinioni a cui scegliamo di affidarci sulla base di input di vario genere: culturali, familiari, esperienziali, alcuni sono addirittura di fantasia. Tecnicamente si parla di riferimenti interni, esterni e immaginari che definiscono ciò che è giusto o sbagliato, vero o falso per noi.

Riassumendo genericamente possiamo dire che i riferimenti interni sono tutte quelle cose che riteniamo noi stessi validi. I riferimenti esterni vengono ereditati da stereotipi sociali e si fondano su ciò che figure genitoriali o educative ci hanno trasmesso. I riferimenti immaginari nascono da percezioni e attribuzioni di significato.

Per loro stessa natura le convinzioni diventano sempre più potenti man mano che trovano altri riferimenti a sostegno di quella idea di partenza, un po’ come una valanga che raccogliendo altra neve, aumenta di volume, velocità e potenza.

Come hai già compreso, ogni convinzione, per quanto tu la percepisca come tua, reale, autentica, sentita, è stata generata, confermata e consolidata a partire da condizionamenti che di tuo, in origine, avevano ben poco. Per capirci, basterebbe variare il contesto di riferimento, epoca storica o area geografica per cambiare significativamente l’impatto che una stessa idea potrebbe avere sulla vita di una persona.

Da quante convinzioni siamo condizionati ogni giorno? Pensa alle realtà aziendali a cui facevo riferimento prima: gli imprenditori che hanno richiesto le mie consulenze, erano certamente mossi  da convinzioni che avevano delle intenzioni di salvaguardia del contesto aziendale, ma il più delle volte, per scarsa flessibilità e capacità di interpretare talenti, attitudini e doti dei dipendenti, hanno preferito agire basandosi sull’apparente sicurezza data da procedure codificate, attenendosi magari a manuali di gestione aziendale. Il rischio è imprigionare i dipendenti in attività che limitano il potenziale di ciascuno anziché sprigionarlo, con il risultato di spegnere la loro passione o addirittura convincerli di essere incapaci. Un vero peccato per gli attori di questo esempio nonché una notevole perdita di valore potenziale per l’azienda!

Per tornare all’esempio di mia nonna, probabilmente la sua convinzione attingeva a un riferimento culturale religioso che le faceva interpretare la mia caratteristica come un difetto.  La sua interpretazione, in quanto tale era totalmente soggettiva, visto che nella realtà l’essere mancina non determinava alcuno svantaggio, rischio o implicazione, anzi, recentemente ho scoperto che essere mancini ha i suoi vantaggi perché per molti versi i mancini hanno una marcia in più

Alcuni studi hanno dimostrato che, neurologicamente, il mancino ha una struttura cerebrale che garantisce uno sguardo d’insieme più ampio sull’ambiente che lo circonda. Questo, nella quotidianità, significa che è più flessibile nell’individuare la fila più veloce alle casse, al casello o trovare parcheggio ed ha un approccio maggiormente creativo a risolvere qualsiasi problema, rispetto alle altre persone.

Anche su un piano linguistico i mancini sono più dotati in quanto, al contrario dei destrorsi, utilizzano entrambi gli emisferi cerebrali per l’elaborazione del linguaggio. 

Non solo, in ambito sportivo sembra che gli atleti mancini abbiano più possibilità di mettere in campo performance migliori dei loro avversari destrorsi.

E SE INVECE FOSSE UN PREGIO?

Sei giunta/o alla mia stessa conclusione? Si, è vero, essere mancini è una vera fortuna, per quanto il mondo là fuori non sia strutturato per la minoranza che rappresento, io mi sento una privilegiata! Ti confesso che mi ci è voluto del tempo per smontare le convinzioni limitanti che mi avevano trasmesso e convertirle in risorse potenzianti, ma alla fine sono diventata consapevole delle capacità di cui dispongo.

E tu, che dono hai di cui ancora non sei consapevole? Quale punto debole pensi di avere che in realtà potrebbe essere o diventare il tuo miglior punto di forza? 

Sei pronta/o a caricarlo su una catapulta, lanciarlo lontano e lasciare che torni indietro nel suo massimo vigore, esaltato nel suo valore e con tutto il suo potenziale a tuo servizio?

Allenati a conoscere le tue caratteristiche e smontare quelli che fino a ieri consideravi essere dei difetti e nota quelle sfaccettature che invece lo rendono un pregio. Dopodiché decidi come celebrarlo e valorizzarlo ogni giorno

Io sono qui per aiutarti a esprimere il meglio di te e goderne pienamente!

 

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